BUDDHISMO

Siddharta è un giovane principe dall’animo sensibile in pena per il destino di tutte le cose che hanno un inizio e una fine e per la sofferenza legata alla vita terrena. Nonostante la sua sconfinata agiatezza abbandona tutto, compresa l’amata incinta di suo figlio, che adorava più di ogni cosa sulla terra, per cercare una soluzione a questo dilemma il cui pensiero mai l’abbandona, in un disperato gesto di amore sconfinato verso l’umanità. Grazie all’illuminazione egli insegnerà “la via” attraverso la sua parola e quella dei suoi seguaci sino al sopraggiungere della sua morte terrena: una via che porta a una “vita non vita” eterna, fatta di pura energia e da una conoscenza illimitata in sincronia con le vibrazioni dell’universo. Un senso di pace che si specchia nella serenità trasmessa dal suo lieve sorriso beato e che ritroviamo in ogni sua rappresentazione scultorea o pittorica, come vera icona del movimento.

LA STORIA

La storia a noi pervenuta è leggenda frutto di inquinamenti che si succedono negli anni da parte delle varie correnti di questa dottrina, un pò come accade in tutte le religioni. Tuttavia qualcuno considera indiscutibile la sua esistenza: la nascita, collocata intorno al 620 a.C. , in India, fa di questa dottrina una delle più antiche nella storia dell’uomo. In tutte le versioni conosciute del Buddah è comunque omnipresente null’ altro che il messaggio di amore incondizionato verso tutti e il tutto e mai niente che istighi in qualche modo all’ odio verso qualsiasi cosa. Leggendola, la storia del Siddhartha ci appare come una bellissima favola che esprime con la bellezza di una poesia, un insieme di insegnamenti ottenuti da una personale ricerca interiore, maturati poi in qualcosa di immensamente più grande. Bisogna liberare la mente dal corpo e da tutto ciò che è materiale e fonte di una effìmera gioia su questa terra e aspirare all’elevazione dello spirito, questo è fondamentalmente il suo insegnamento. Siddhartha, il Buddha, riconosce l’esistenza di altri Dèi ma rinnega la preghiera come fonte di salvezza, ma anzi spinge l’uomo a  tramutarsi egli stesso in Dio. Questo modo di concepire un culto, talmente controcorrente, è costato ai suoi proseliti diverse persecuzioni, anche nella sua stessa terra, l’India. Ancora oggi assistiamo a gravi episodi di intolleranza e atti criminali un pò ovunque e da parte di tutti: dalla Cina alla Thailandia, dal musulmano al cristiano, dal nazionalista al comunista, per tutti il monaco Buddhista è un grosso guaio, una specie di “anomalia” nel sistema delle religioni.

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Una notte la regina Maya*, moglie del re Suddhohana, riceve in sogno un presagio: I rosei raggi di una stella luminosissima seguita da una scia, le attraversano il petto, rendendola consapevole di una maternità imminente. Viene tenuta una gran festa e accorrono mercanti da lontano per portare ricchi doni, stoffe, pietre preziose, oro, ecc. Maya dà alla luce suo figlio, Siddhartha, nel giardino reale, senza provare alcun dolore. Tuttavia, come preannunciato dall’ anziano saggio “Asita”, doppo sette giorni, la regina muore nella più totale serenità. Il piccolo Siddhartha manifesta sin da fanciullo la sua saggezza e l’amore, in modo particolare verso la natura e gli animali, e rimane ferito nell’animo quando assiste alla sofferenza. Questa sua sensibilità lo porta ad avere sempre un atteggiamento triste e pensieroso, che fà preoccupare suo padre, il Re. All’età di 8 anni, Siddhartha viene mandato dal saggio “Wisvamira” per essere istruito**, ma quest’ultimo scopre nel suo allievo un Maestro dalla conoscenza e dalla saggezza tale, da portarlo a riconoscere che nulla può insegnare al fanciullo – ” Tu sei il maestro del tuo maestro. Sei tu Gùru, non io. Io ti adoro, principe soave, tu venisti alla mia scuola solo per mostrare che tutto conosci senza libri. Così, io ti adoro anche per la tua modestia infinita”

* Da notare come, anche in questo caso, il nome della madre del Salvatore inizia con la lettera “M” simbolo della costellazione della Vergine. La nascita viene annunciata da una stella e mercanti accorrono per portare ricchi doni.

**Allo stesso modo di Gesù, che , come descritto nei Vangeli dell’infanzia, a 8 anni venne mandato da Giuseppe dai saggi del posto per essere istruito, così accade per Siddhartha. L’atteggiamento dei due fanciulli, è, però diverso. Mentre il bambino Gesù rifiuta ogni insegnamento con arroganza e superbia, arrivando talvolta a far cadere morti i suoi maestri, Siddhartha, esprime la sua conoscenza nella massima umiltà.

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Quando Siddhartha compie 18 anni, il Re fa costruire 3 dimore adatte ad accogliere il Principe in ogni stagione, ciascuna finemente arredata , decorata e circondata da un immenso meraviglioso giardino. Tuttavia , con cadenza altalenante, l’ umore grigio e i tristi pensieri tornavano a tormentare il fanciullo. Il Re ordina allora di far costruire delle mura insormontabili intorno alla sua residenza, e tre portoni immensi, che un solo uomo non avrebbe potuto aprire, al fine di isolarlo dal male e vivere nel suo eden circondato solo da sentimenti positivi. Organizza pure un gran ricevimento con tutte le fanciulle più belle del regno sperando che il figlio si innamori di una di esse e dimentichi la tristezza. Quando Siddhartha incrocia tra le fanciulle danzanti lo sguardo di Jasodhara, riconosce in lei la donna che ha sempre amato, già nella vita precedente, e allo stesso modo è anche per la giovane. Per avere la sua mano però, deve sfidarsi con altri contendenti in varie discipline, tra cui le arti marziali.

 

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Ottenuto il consenso del genitore della fanciulla, i due vanno a vivere insieme nell’ oasi di pace voluta dal Re, tra intrattenitori, fanciulle danzanti, sfarzo e tutto ciò che si possa desiderare. Nonostante l’immensa gioia concessagli dalla sua condizione di privilegiato , la tristezza che tutto questo un giorno potesse mutare, per poi finire, convince il Siddhartha a rinunciare a sua moglie, al bambino che stà per nascere, al suo regno e ogni agiatezza in favore di un ideale più grande: La saggezza e l’ immortalità, per poter salvare la sua compagna e l’umanità dal triste destino di una vita limitata e fine a sè stessa. Così scompare nelle foreste, praticando il digiuno e la meditazione. Ogni tanto si sposta in luoghi abitati per conoscere i mali che affliggono il mondo e per elemosinare del cibo, necessario alla sua sopravvivenza. Una notte, sotto l’albero di Bodhi, dopo quattro lunghe veglie, il destino di Siddhartha, si compie***. Egli combattendo contro il principe del male, e vari demoni tentatori, che rappresentano in modo allegorico i vizi e i peccati dell’ umanità, li sconfigge e accede all’ultimo dei quattro stadi necessari per diventare un Buddah: Il Nirvana, uno stato di pace, gioia e beatitudine immutata e senza tempo, il totale distacco da tutto ciò che è materiale, dal dolore, dai desideri terreni.

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Quando torna da sua moglie suo figlio ha sette anni. Siddhartha insegna la sua disciplina fino alla morte, insieme ai suoi seguaci e consegna i suoi precetti insieme alla “retta via” all’ umanità.

***Allo stesso modo, Gesù affrontò il diavolo sul Getsemani, nel giardino degli ulivi.altre affinità con le altre religioni: Siddartah è la luce, il Salvatore, l’incarnazione di Dio, la prova della verità delle antiche profezie.

 

HERMAN HESSE E IL SUO CAPOLAVORO

Il Siddhartha di cui narra Hesse, non è il ricco principe che abbandona la vita materiale in favore della propria spiritualità, ma un uomo religioso alla ricerca di sè stesso, affiancato fino all’incontro con l’illuminato Gotama dal suo fedele amico Govinda, figlio di un Brahmano, con cui intraprende la strada della liberazione dal Samsara, la condanna al dolore terreno attraverso la trasmigrazione delle anime. L’incontro con Gotama, seppure fugace, è determinante e pone i due amici su strade diverse: Govinda segue la strada del Buddah, mentre Siddhartha decide di trovare da solo la via dell’ illuminazione, convinto che questa sia un esperienza del tutto personale e, pur essendo certo della bontà degli insegnamenti del Gotama, non crede che il percorso da intraprendere possa essere soggetto a delle regole uguali per tutti.

 

IL DIO INDIANO BRAHMA

Cambiando in modo radicale il suo stile di vita e trascurando la meditazione, Siddhartha comincia a vivere le proprie esperienze come un “uomo bambino”, ossia come un uomo comune che affronta le varie vicissitudini della vita preoccupandosi di risolvere i propri problemi quotidiani. Conosce Kamala, una bellissima prostituta dalla quale vorrebbe imparare l’arte dell’amore, ma lei non gli si concede senza del denaro. Così Siddhartha abbandona la vita di diguno, preghiera e elemosine, e trova lavoro presso un commerciante, in modo da ricavare il denaro necessario per poter comprare le lezioni d’amore di Kamala: comincia a giocare ai dadi, compra e vende beni di ogni tipo, riesce in tutto senza sforzo, solo seguendo il proprio istinto. Quando tocca il fondo, specchiandosi nel suo animo ormai corrotto dalla vita intrapresa, trova la forza di ricominciare cercando un altra strada. Abbandona tutto, compresa Kamala dalla quale avrà un figlio, e trova accoglienza da un vecchio, e sorprendentemente saggio traghettatore, con il grande dono di saper ascoltare: Vasudeva. Costui insegna infatti a Siddharta come ascoltare la voce del fiume e distinguere la moltitudine di voci celate in essa. Proprio mentre era sdraiato in riva al fiume, sotto un albero di cocco, Siddhartha dopo un lungo sonno rivelatore, ritrova la propria spiritualità, riuscendo poi alla fine, nel suo intento finale: trovare il Nirvana.

Un bel romanzo che mantiene intatta la purezza filosofica del Buddhismo e che da molti viene ancora considerata un opera di riferimento in materia.

CONTINUA…

 

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1 Comment

  1. Mi ha talmente colpito la storia di Siddartha che sono andata in libreria a comprare un libro sul Buddismo. Prossimamente daró un occhiata anche agli altri argomenti trattati. Per ora vi faccio i complimenti. Namastè

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